Quante proteine alimentari? L’arma a doppio taglio. PARTE 3: La zona di sicurezza.


“…Persone con bassi livelli di IGF1 tendono ad essere obese e diabetiche, a sviluppare insulino-resistenza, ad essere affette da malattie cardio-vascolari ma, in compenso, tendono ad essere meno affette da tumori”.

 

 

Quindi l’asse GH-IGF1 si comporta come un’arma a doppio taglio. Bassi livelli di IGF1, soprattutto negli anziani, sono collegati ad una maggiore fragilità e rischio di ammalarsi e adeguati livelli di IGF1 sono necessari per mantenere la massa muscolare, la mineralizzazione ossea e le funzioni cerebrali.

 

 

 

 

Per prolungare la nostra aspettativa di vita e favorire salute e benessere occorre riuscire a mantenere l’attività del sistema GH-IGF1 entro un range di sicurezza nel corso della nostra esistenza, agendo su quei fattori in grado di regolarlo. 

Uno dei fattori più importanti è l’alimentazione. Il contenuto proteico dell’alimentazione stimola la secrezione di IGF1; sono soprattutto le proteine di origine animale, di alto valore biologico, in quanto le più ricche di aminoacidi essenziali, a promuovere la liberazione di GH-IGF1. 

Anche un’alimentazione con alto indice glicemico stimola l’asse GH-IGF1.

 

 

 

Una metanalisi che ha analizzati i livelli di IGF1 e tutte le cause di morte ha evidenziato un’associazione a forma di U che esprime graficamente la pericolosità sia dei bassi che degli alti livelli dell’asse GH-IGF1. 

 

 

 

 

Alcuni studi hanno evidenziato livelli di IGF1 pari a 170-190 ng/ml in pazienti affette da carcinoma della mammella.

Un altro studio ha evidenziato che livelli di IGF 1 maggiori di 207, in pre menopausa, comportavano un aumento di rischio di ammalarsi di carcinoma ella mammella.

Uomini intorno ai 60 anni, affetti da carcinoma prostatico, presentavano livelli pari a 160-170.

In una altro studio valori di IGF 1 maggiori di 185 comportavano un maggior rischio di sviluppare carcinoma prostatico.

L’asse GH-IGF1 è la classica arma a doppio taglio per la salute umana. Da un lato ha effetti metabolici positivi, contrastando obesità, sarcopenia, diabete e malattie cardio-vascolari, mentre, dall’altro, promuove comportamenti cellulari, come l’inibizione dell’apoptosi e l’induzione della proliferazione, che favoriscono l’insorgenza dei tumori.

 

 

 

In considerazione di questi risultati può essere opportuno mantenere i livelli di IGF1 in un range di sicurezza: 100-150 ng/ml.